Scarpe e comfort. Di Marchetto Pellami

Avete mai notato come il suono stesso dei passi denoti ( già da lontano) la qualità di una scarpa? Una eco vuota palesa in genere scarpe con suole e tacchi di scarsa qualità. Un plastico scalpiccio fa intuire calzature che di pelle non hanno neanche l’ombra. Eppure, nonostante sia nota l’importanza che il piede sia a contatto con materiale naturale e di buona qualità (come abbiamo già scritto anche noi sulle scarpe per i bambini), ci sono comunque sul mercato prodotti sintetici che invogliano per i loro prezzi bassi e stili che ammiccano alla moda più attuale.
Ma cosa si rischia? Portare scarpe di scarsa qualità significa incorrere in dolori a piedi e caviglie, senso di fastidio alla pianta dei piedi, vesciche o ben peggiori allergie, rischio di distorsioni e mal di schiena in particolare quando si tratta di calzature con il tacco alto. Eppure il mercato del sintetico cresce, con altrettanto crescente disappunto ad esempio dei calzaturieri turchi, come si legge nella newsletter di settore Mdp, che reclamerebbero misure protezionistiche per scongiurare la chiusura di alcune aziende.
Una curiosità: di recente il National Geographic ha scritto di una calzatura trovata in Armenia, datata 5500 anni fa, perfettamente conservata grazie ad un habitat particolarmente favorevole, una grotta e vari strati di escrementi ovini. Realizzata a partire da un unico pezzo di pelle bovina, si legge nell’articolo, la calzatura presenta un’allacciatura sia sul fronte che sul retro. “Il pellame è stato tagliato in due strati e conciato: il che doveva costituire una tecnologia piuttosto innovativa”, dice Ron Pinhasi dell’University College Cork in Irlanda, condirettore dello scavo.

Morale: se le scarpe in pelle hanno funzionato per migliaia di anni, chi ce lo fa fare di preferire scarpe di plastica?

Scarpa in pelle risalente a 5500 anni fa

Scarpa in pelle risalente a 5500 anni fa

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